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AI, GDPR e obbligo di trasparenza: cosa cambia per siti web e aziende

L’intelligenza artificiale è ormai presente in moltissimi siti web e processi aziendali, spesso anche senza una piena consapevolezza da parte dell’azienda che utilizza determinati strumenti.

Chatbot AI, sistemi di profilazione, CRM, automazioni, strumenti di analisi delle richieste e software intelligenti possono trattare dati personali, classificare utenti o supportare decisioni interne.

Oggi integrare l’AI non significa soltanto sfruttare una nuova tecnologia: significa anche rispettare precisi obblighi di trasparenza e protezione dei dati personali.

Con l’entrata in vigore della Legge 132/2025 e l’applicazione dell’articolo 50 dell’AI Act europeo, le aziende devono verificare come viene utilizzata l’intelligenza artificiale nei propri siti web e processi digitali e, quando necessario, aggiornare informative e modalità di comunicazione verso gli utenti.

Legge 132/2025

AI e obbligo di trasparenza: due livelli diversi ma complementari

Quando parliamo di trasparenza nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale dobbiamo distinguere due obblighi complementari.

Il primo riguarda l’interazione con un sistema AI. Se un sito utilizza un chatbot o un assistente virtuale progettato per interagire direttamente con una persona, l’utente deve sapere che sta comunicando con un sistema di intelligenza artificiale, salvo che questo risulti già evidente dal contesto.

L’informazione deve essere resa in modo chiaro, distinguibile e fin dal primo contatto.

Il secondo livello riguarda invece il trattamento dei dati personali. Se l’intelligenza artificiale viene utilizzata per analizzare, classificare, profilare o elaborare informazioni riferite agli utenti, l’azienda deve spiegare in modo comprensibile come vengono utilizzati quei dati e quali conseguenze può avere il trattamento.

L’AI Act disciplina la trasparenza dell’interazione con l’intelligenza artificiale, mentre GDPR e Legge 132/2025 intervengono sul trattamento dei dati personali quando l’AI viene utilizzata.

Guarda il video con l’Avvocato Manuela Soccol, DPO di Internetimage, e scopri quali obblighi di trasparenza si applicano ai siti web e ai processi aziendali che utilizzano l’AI

Obbligo di trasparenza AI: quali siti web devono adeguarsi?

L’elemento determinante non è la tipologia di sito web, ma l’utilizzo concreto dell’intelligenza artificiale.

Se sul sito è presente un chatbot AI, l’utilizzo della tecnologia è facilmente individuabile. Ma l’intelligenza artificiale può essere impiegata anche senza essere visibile direttamente all’utente.

Un’azienda potrebbe, ad esempio, utilizzare sistemi intelligenti per:

  • analizzare richieste ricevute dal sito;
  • profilare clienti e prospect;
  • classificare ticket di assistenza;
  • attribuire priorità alle richieste;
  • personalizzare offerte o servizi;
  • elaborare dati provenienti da CRM e moduli di contatto.

In questi casi l’utente potrebbe non vedere direttamente lo strumento AI, ma i suoi dati personali possono comunque essere trattati attraverso sistemi di intelligenza artificiale.

Per questo è fondamentale analizzare non solo ciò che appare sul sito, ma anche quello che avviene nei processi digitali collegati.

Come adeguare un sito web che utilizza l’intelligenza artificiale

Il primo passo non consiste nel modificare immediatamente la privacy policy. Prima è necessario capire dove e come viene effettivamente utilizzata l’AI.

1. Mappare gli strumenti di intelligenza artificiale

È necessario effettuare un assessment iniziale degli strumenti utilizzati dal sito e dall’azienda.

L’analisi può comprendere chatbot, moduli di contatto, CRM, sistemi di analytics, piattaforme esterne, strumenti di profilazione e software utilizzati per elaborare le richieste.

Questo passaggio è particolarmente importante perché alcune funzionalità di intelligenza artificiale possono essere integrate all’interno di strumenti già utilizzati quotidianamente, senza che l’azienda ne abbia piena consapevolezza.

2. Informare l’utente quando interagisce con un sistema AI

Se l’utente comunica direttamente con un chatbot o un assistente virtuale AI, deve essere informato che sta interagendo con un sistema di intelligenza artificiale.

L’obbligo previsto dall’articolo 50 dell’AI Act è applicabile dal 2 agosto 2026.

La comunicazione deve essere chiara e facilmente comprensibile, evitando formulazioni eccessivamente tecniche o ambigue.

3. Aggiornare l’informativa privacy

Se l’intelligenza artificiale viene utilizzata per trattare dati personali, è necessario verificare che l’informativa privacy descriva correttamente questo trattamento.

L’obbligo collegato all’articolo 4 della Legge 132/2025 è in vigore dal 10 ottobre 2025.

Cosa indicare nella privacy policy quando si utilizza l’AI

Una corretta informativa privacy deve permettere all’utente di comprendere chiaramente cosa accade ai propri dati quando entra in gioco l’intelligenza artificiale.

A seconda del trattamento effettuato, sarà necessario indicare:

  • quali dati personali vengono raccolti;
  • per quali finalità vengono utilizzati;
  • la base giuridica del trattamento;
  • eventuali soggetti o fornitori che ricevono i dati;
  • i tempi di conservazione;
  • i diritti dell’interessato;
  • la possibilità di opposizione, ove prevista;
  • l’eventuale presenza di profilazione o decisioni automatizzate.

Se vengono adottati processi decisionali automatizzati, occorre inoltre spiegare le logiche utilizzate, l’importanza del trattamento e le possibili conseguenze per l’interessato, specificando anche l’eventuale intervento umano nel processo.

Se il sito integra un chatbot AI, all’informativa privacy deve affiancarsi anche l’avviso che comunica all’utente che sta interagendo con un sistema di intelligenza artificiale.

AI, dati personali e minori

Una particolare attenzione deve essere riservata ai siti e ai servizi rivolti ai minori.

Quando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale coinvolge dati personali di utenti minorenni, è necessario considerare anche le specifiche regole previste in materia di consenso e protezione dei dati.

In particolare, il tema richiede ulteriore attenzione nel caso di minori di 14 anni, per i quali devono essere valutate le condizioni previste dalla normativa applicabile.

AI nei processi interni: l’obbligo non riguarda solo i chatbot

Uno degli errori più comuni è pensare che gli obblighi di trasparenza riguardino esclusivamente chatbot e assistenti virtuali visibili sul sito.

In realtà, l’intelligenza artificiale può intervenire anche dietro le quinte.

Un sistema utilizzato per classificare una richiesta, stabilire una priorità commerciale, analizzare un cliente o personalizzare un’offerta può avere un impatto diretto sui dati personali dell’interessato.

La verifica deve quindi coinvolgere l’intero ecosistema digitale aziendale e non soltanto ciò che l’utente vede sul sito web.

AI Act e GDPR: quali sono le sanzioni?

La mancata conformità può comportare conseguenze economiche rilevanti.

Per le violazioni previste dall’AI Act, le sanzioni possono arrivare, a seconda della fattispecie, fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato annuo mondiale.

Sul fronte della protezione dei dati personali, il GDPR prevede invece sanzioni che possono raggiungere 20 milioni di euro o il 4% del fatturato globale annuo, nei casi previsti dal Regolamento.

Per questo l’adeguamento non dovrebbe essere considerato come un semplice aggiornamento formale della privacy policy, ma come una verifica complessiva del modo in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata nei processi aziendali.

Come capire se il tuo sito utilizza davvero l’intelligenza artificiale

Una delle domande più frequenti per le aziende è: il mio sito utilizza davvero sistemi di intelligenza artificiale?

La risposta non è sempre immediata.

Per capirlo è necessario partire da un assessment tecnico e normativo, creando un inventario degli strumenti utilizzati e verificando se chatbot, CRM, moduli, sistemi di analisi o integrazioni esterne sfruttano funzionalità AI.

Solo dopo questa fase è possibile individuare gli obblighi applicabili e stabilire quali adeguamenti siano effettivamente necessari.

Adeguamento AI e GDPR: tecnologia e compliance devono lavorare insieme

L’adeguamento efficace richiede competenze tecniche e normative integrate.

Internetimage può affiancare le aziende nell’analisi degli strumenti presenti sul sito e nei processi digitali, lavorando in coordinamento con il DPO e con i consulenti privacy dell’azienda.

Il percorso parte dall’analisi tecnica dell’ecosistema digitale e prosegue con la verifica degli strumenti AI utilizzati, l’individuazione dei trattamenti effettuati e l’eventuale aggiornamento delle informative e delle modalità di comunicazione verso gli utenti.

L’obiettivo è integrare l’intelligenza artificiale in modo utile, trasparente e coerente con gli obblighi normativi.

Il tuo sito web utilizza AI ed è conforme ai nuovi obblighi?

Chatbot, CRM, automazioni e piattaforme digitali stanno introducendo funzionalità di intelligenza artificiale sempre più rapidamente.

Oggi non basta sapere quali strumenti sono installati sul sito: bisogna comprendere come vengono utilizzati, quali dati trattano e quali obblighi comportano.

Richiedi una consulenza con il team Internetimage: analizzeremo il tuo ecosistema digitale e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per individuare gli eventuali adeguamenti necessari in ottica AI Act, GDPR e compliance normativa.

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